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L’anno dei Borghi

Il 2017 è l’anno dei Borghi così come stabilito dal ministero della Cultura e del turismo e dal ministro Franceschini. Un’opportunità per portare alla ribalta le esigenze e le prospettive di sviluppo di tanti borghi italiani. Ricordiamo che su 7.978 comuni 5.561 sono al di sotto di 5000 abitanti. Una piccola grande Italia dove vive circa 10 milioni di persone. Molti di questi borghi hanno aderito ad un’associazione nazionale per avviare progetti di sviluppo (Borghi Autentici d’Italia, Bandiera Arancione, Città del Vino, Città dell’olio, Paesi dipinti, Via Francigena, ecc.) ed ognuno di essi si è autoeletto luogo di attrazione e destinazione turistica. Alcuni hanno iniziato facendo rinascimento urbano con l’eliminazione di detrattori ambientali, oppure raccolta differenziata dei rifiuti, risparmio energetico. In tanti organizzano sagre di vario tipo dalle più scadenti alle più onorevoli, ecc. Ma bisogna dirlo senza reticenza sono pochissimi i borghi che hanno invertito la tendenza facendo attività di alto livello diventando attrattivi per il turismo di nicchia, esperienziale e di qualità. La risposta a questo stato di cose è sempre la stessa: “mancano le risorse” ed è vero e mancheranno sempre più al punto che alcuni parlamentari pensano di risolvere il problema accorpando comuni, una logica che ha una solo funzione e cioè gestire più comuni con gli stessi soldi di uno.

Secondo noi manca una vera strategia nazionale per dotare questo grande patrimonio di servizi adeguati per fare turismo. Non tutti i borghi sono vocati al turismo e questo bisognerà pur dirselo una volta per tutte. Alla stragrande maggioranza dei sindaci manca una visione globale, nazionale  e di rete. Tutti preferiscono l’obolo politico elettoralistico per tirare  a campare ed assicurarsi una rielazione per il secondo o terzo mandato. Si vola basso e quando si vola basso non si va da nessuna parte. La cultura amministrativa sta precipitando sempre di più alla gestione del quotidiano e siccome il quotidiano è poco si gestisce il poco e basta.

Per invertire la tendenza bisognerebbe scommettere ed investire in cultura. Bisognerebbe far diventare il proprio piccolo borgo palcoscenico nazionale ed internazionale per fare poesia, pittura, musica, fotografia, cinema, enogastronomia, ecc. Partire da ciò che si ha per amplificarlo negli scenari più ampi e non solo locali. Andrebbero costituite associazioni, fondazioni, aggregazioni di territorio, con il protagonismo dell’amministrazione comunale. in grado di gestire iniziative che durano tutto l’anno e che fa cultura, promozione, economia. Altro che sagre paesane.

Crediamo che dall’anno dei borghi solo pochi saranno in grado di scommettere in futuro, facendo cultura di alta qualità

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